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Enrico Castellacci: «Un Mondiale, sei mister e le mie due vite fra calcio e medicina»

L’ex medico della Nazionale si racconta: «Ho cominciato con la Lucchese e l’ospedale Campo di Marte, sono arrivato fino in Cina. Lippi? A Mancini auguro il Mondiale»

 

Chirurgo ortopedico, primario ospedaliero, docente universitario, ricercatore, esperto in medicina rigenerativa e cellule staminali, ma anche – e forse soprattutto, perlomeno per il grande pubblico e gli appassionati di sport – responsabile medico per 14 anni, dal 2004 al 2018, della Nazionale italiana di calcio. Quasi un’era geologica, in un’epoca “mordi e fuggi”, impreziosita dalla indimenticabile conquista del Mondiale 2006 in Germania nello staff voluto da Marcello Lippi. Tutto questo – e molto altro ancora – è Enrico Castellacci, 71 anni, nativo di Portoferraio all’Isola d’Elba, ma da tempo lucchese di adozione.

Uno stimato professionista, con oltre 300 pubblicazioni scientifiche alle spalle, ma la prima immagine di lei che tutti ricordiamo è quella sul prato di Berlino accanto a Lippi e in mezzo ai giocatori, abbracciato alla Coppa del Mondo, il 9 luglio di quasi 16 anni fa. Cosa le resta oggi di quella esperienza?

«Il mondo del calcio ti porta a instaurare rapporti molto stretti con le persone con cui vivi e lavori ogni giorno. Crea tantissime emozioni ed è forse questa la principale ragione che lo rende lo sport più amato. Il Mondiale in Germania è stato l’apice della mia carriera, non solo dal punto di vista dei risultati, ma anche di quello delle sensazioni interiori. Vincere un torneo del genere è una fortuna che capita a pochi e quasi sempre, anche per loro, una volta al massimo nella vita. Ripensarci ancora adesso mi dà i brividi. Poi negli anni successivi sono arrivate anche delusioni ed eliminazioni cocenti, ma quanto successo in Germania è incancellabile. Auguro a Roberto Mancini e ai suoi ragazzi di provare quell’esperienza unica: hanno già fatto qualcosa di straordinario vincendo l’Europeo dello scorso anno. Ma il Mondiale è un’altra cosa».

Proprio in questi giorni gli Azzurri si giocano la qualificazione a Qatar 2022: come vede questi play off?

«Gli spareggi, come purtroppo sappiamo bene (nel 2017 l’Italia fu eliminata dalla Svezia mancando la qualificazione a Russia 2018, ndr), sono sempre preceduti e accompagnati da grandi punti interrogativi. Se andiamo ad analizzare in modo lucido l’aspetto tecnico, però, siamo una ottima squadra: vediamo e incrociamo le dita. Col Portogallo, se così sarà, possiamo e dobbiamo vincere. Sono sereno: sicuro no, ma sereno sì».

Nei 14 anni trascorsi come responsabile medico della Nazionale lei ha lavorato con ben 6 diversi commissari tecnici: ce li descrive in “pillole”?

«Marcello Lippi, il numero 1 in assoluto, bellissimo vederlo allenare, un maestro. Le motivazioni che riusciva a dare erano uniche. Ancora oggi è un amico fraterno. Roberto Donadoni, molto più schivo e riservato: una persona tranquilla e un gran signore. Cesare Prandelli, anche lui un caro amico, un galantuomo che in campo sapeva però trasmettere carattere. Il suo secondo posto all’Europeo 2012 non è mai stato valorizzato abbastanza. Antonio Conte, lo conosciamo tutti: un professionista incredibile, che sa sempre ottenere il 110 per cento dai suoi giocatori. Ricordo le sue lacrime di commozione quando decise di lasciare e andare al Chelsea. Giampiero Ventura, una persona per bene che è stato massacrato dall’opinione pubblica, ma che nel girone di qualificazione non aveva fatto male, perdendo una sola partita e contro una grande squadra come la Spagna. Mi dispiace tanto per il trattamento che ha dovuto subire. Infine Gigi Di Biagio, bravissimo ragazzo e molto preparato: con le sue due partite ho chiuso con la Nazionale, con un pareggio a Wembley nel 2018 che ha poi aperto, si pensi a volte ai casi della vita, un ciclo culminato nella vittoria degli Europei, proprio a Wembley».

Facciamo un passo indietro: come e quando inizia la sua avventura nel mondo del calcio?

«Bisogna tornare al 1989, oltre 30 anni fa: ero vice primario di ortopedia all’ospedale di Lucca, quando fui chiamato dalla Lucchese del presidente Egiziano Maestrelli, con Pino Vitale direttore sportivo e Corrado Orrico allenatore. Una squadra che all’epoca era un modello, per l’organizzazione societaria e il gioco espresso in campo. Con loro ho vissuto 9 anni bellissimi, con la promozione in Serie B e poi tanti campionati esaltanti che mi hanno permesso di conoscere Marcello Lippi e lavorare con grandi allenatori come Eugenio Fascetti, Bruno Bolchi e altri ancora. Poi il passaggio all’Empoli, voluto da Vitale che nel frattempo aveva cambiato società: un’esperienza che mi ha consentito di arrivare in Serie A prima della chiamata della Nazionale».

Dalla Serie C al Mondiale, fino all’avventura in Cina: si può dire che ne abbia viste di tutti i colori?

«Esatto. Credo accada raramente di vivere così tante esperienze, al tempo stesso esaltanti e completamente diverse fra loro. Ho girato quasi tutti i Paesi del mondo, ho vinto campionati e coppe cinesi e la Champions League asiatica. Sì, ne ho viste di tutti i colori (ride, ndr)».

E poi c’è il Castellacci meno “nazional popolare”: chirurgo, primario, docente e ricercatore. Come ha fatto a coniugare tutto questo?

«Di sicuro non è stato semplice dividersi fra così tanti impegni, così importanti e al tempo stesso diversificati. Quando andai via dalla Lucchese avevo deciso di accettare solo proposte di squadre toscane, proprio per far convivere l’attività calcistica con quella ospedaliera e universitaria. Ecco perché poi scelsi Empoli. Nel tempo poi gli spazi si sono dilatati, ma sia pure con fatica credo di esser riuscito a far quadrare le cose in questi 30 anni. Quando ero un giovane assistente universitario, fui mandato per un certo periodo a Lione a lavorare nell’equipe di un luminare dell’epoca nonché medico della Nazionale di calcio francese. Lo guardavo quasi estasiato quando operava: chi l’avrebbe mai pensato che un giorno mi sarei ritrovato a vivere esperienze simili».

Veniamo ai giorni nostri: come vive la guerra in atto in Ucraina?

«Parlo da essere umano e non da medico o uomo di sport, perché questa è una tragedia di fronte alla quale siamo tutti uguali. Sembra impossibile, con il bagaglio di esperienza, progresso e conoscenza che l’uomo ha maturato nel corso dei secoli che nella nostra epoca si possa anche solo pensare ancora a un conflitto bellico. Eppure, eccoci qua. Le scene di distruzione e morte che ogni giorno ci arrivano dall’Ucraina, a così breve distanza da noi, e che coinvolgono bambini, donne, ragazzi giovani e persone anziane, sono inconcepibili e inaccettabili. E provocano un dolore senza fine».

intervista a cura di  di Simone Dinelli   .

fonte : il corrierefiorentino.corriere.it  23.marzo 2022


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La lotta al tumore dalla panchina: il racconto di Giorgio Rotolo emoziona l’aula magna di Coverciano

L’allenatore dello Stresa, formazione neopromossa in Serie D, ha parlato del carcinoma che ne ha sconvolto la vita: “Il calcio mi dà forza”

Un ‘leone’: così lo definisce più volte Nicola Binda, il giornalista de La Gazzetta dello Sport che ne ha raccontato la storia sulle pagine della ‘Rosea’, cercando di tratteggiare la sua lotta col tumore. Ma Giorgio Rotolo, dal bancone dell’aula magna di Coverciano, ci tiene a precisare spesso che “no, non sono un leone: sono una persona qualunque che lotta contro questo brutto male”.

Eppure quello che emerge dal suo racconto agli allievi dei corsi allenatori UEFA A e UEFA Pro – tutti insieme ad ascoltare in rigoroso silenzio le sue parole, con la commozione che a fatica viene trattenuta – è un mister che lotta con tutte le sue forze, che nel calcio ha trovato ancora più energie e che vuole far passare un messaggio di speranza.

“Non ho un segreto, quello che è successo a me purtroppo può succedere a chiunque” racconta Giorgio Rotolo, 54enne allenatore dello Stresa, formazione piemontese neopromossa in Serie D. La sua storia, che nella sceneggiatura della vita ha avuto un inaspettato e tremendo colpo di scena, con la scoperta di un ‘carcinoma squamoso alla mandibola’ durante un controllo di routine, può però essere di esempio a molte persone, grazie alla voglia di non arrendersi. Tra chemioterapie, umore che cala a picco improvvisamente ed energie che spesso faticano ad esserci, non è semplice andare avanti. Eppure Rotolo racconta come sia “riuscito far convivere il calcio con la malattia. Quando scendevo in campo, mi sentivo benissimo”.

Da tutto questo, dal “calcio che mi dà la forza”, dal rapporto col direttore sportivo che diventa un’amicizia fraterna, dalla promozione in Serie D alla guida di una squadra di giocatori che si sono stretti intorno al loro allenatore nel momento più difficile, emerge una storia di vita e di passione, di quelle che fanno affiorare la pelle d’oca e che lasciano senza parole. E se proprio le parole in questi casi sono difficili da trovare, ecco che l’aula magna tributa un lungo applauso a Giorgio Rotolo. Un vero ‘leone’.

fonte : FIGC

La nostra intervista al Dr. Giuseppe Stillo, consigliere LAMICA

Una nostra intervista al Dott Giuseppe Stillo, medico sociale dell’U.S.Catanzaro 1929, nonché componente del Direttivo nazionale della Libera Associazione Medici Italiani del Calcio.

✅ Quali sono le problematiche legate alla tua attività di Medico sociale?
“ In questi ultimi due anni la problematica più importante è stata quella legata all’infezione da Sars Covid 2 con i vari Protocolli FIGC da rispettare( Tamponi, test sierologici, quarantena dei positivi, vaccinazione) per l’intero Gruppo Squadra.
Le altre problematiche sono relative a quello che rimane il nostro compito più importante, la tutela della salute del calciatore. In questo senso ci sono i problemi legati alla valutazione iniziale, agli infortuni, al recupero dopo un infortunio con la tempistica per il Return to Play, il rispetto della normativa antidoping. Molto importante è anche la componente psicologica perché spesso i calciatori che subiscono un grave infortunio spesso sono giù di morale e bisogna aiutarli a reagire. Con i nostri fisioterapisti poi facciamo molta attenzione alla prevenzione studiando la valutazione posturale, la componente biomeccanica di ogni calciatore per cercare di correggere movimenti sbagliati che potrebbero provocare infortuni. Questo è possibile grazie alla presenza nel nostro staff dell’ osteopata, Dr. Villani e di fisioterapisti preparati”
✅Come sono i rapporti con le altre figure professionali all’interno del Gruppo squadra?
“ all’interno dell’ U.S.Catanzaro si è creata una forte sinergia tra staff sanitario, staff tecnico e Dirigenza perché cerchiamo di remare tutti nella stessa direzione per dare risposte adeguate ai bisogni dei calciatori contribuendo a migliorare le prestazioni della squadra. Devo ringraziare Il presidente e tutta la dirigenza che ci ha messo nelle condizioni di lavorare con serenità senza pressioni. Questo vuol dire scegliere la strategia giusta per i recuperi post infortunio con un timing adeguato che ci permetta di ridurre al minimo il rischio di reinfortunio.
Questo lavoro è possibile perché abbiamo la fortuna poi di avere nello staff medico due figure importanti , entrambe di valore, come il Dr. De Santis, ortopedico ed il Dr. Caglioti, radiologo
✅Quali sono le aspettative per il campionato 2022/2023?
“La Dirigenza sta operando sul mercato per rafforzare la rosa perché l’obiettivo dichiarato, dopo due secondi posti consecutivi, è quello di vincere il Campionato e coronare il sogno della serie B che è quello che i tifosi aspettano da tanto tempo. Sicuramente non sarà facile perché ci sono tante incognite. Noi come staff sanitario cercheremo di contribuire con il nostro lavoro.
✅ Come giudichi la tua esperienza all’interno della Libera associazione Medici Italiani del calcio?
“ E’ una esperienza molto positiva perché mi ha permesso di confrontarmi con colleghi di altre squadre e di portare avanti le problematiche dei medici sociali delle squadre della Lega pro. E’ stata altresì importante per migliorare la mia formazione e l’aggiornamento professionale. Devo ringraziare il Prof. Castellacci, Presidente della LAMICA per avermi dato l’opportunità di essere eletto nel Direttivo Nazione per il quadriennio 2020-2024.
Importante è anche il ruolo della squadra di calcio dei medici iscritti alla LAMICA che, grazie alla passione e all’impegno del Segretario. Il Dr. Pasquale Tamburrino, organizza incontri con scopi di beneficienza, regalando a noi medici anche un momento di svago.
✅Quali possono essere le prospettive future per il ruolo del Medico sociale di una squadra di calcio?
Credo che ormai sia diventato imprescindibile il riconoscimento da parte della FIGC del ruolo del Medico sociale con l’obbligatorietà del contratto federale depositato in Lega, così come per le altre figure professionali del mondo del calcio. Il medico sociale ha delle grandi responsabilità professionali che in questi ultimi anni si sono accentuate per il rispetto dei Protocolli Covid e quindi diventa importante che il ruolo venga istituzionalizzato In questo senso importante è quello che in questi anni sta cercando di fare la LAMICA all’interno della FIGC e con le leghe di serie A,B e C.
#USCATANZARO
#medicidelcalcio
@rodo

Al Prof. Castellacci il Premio Internazionale .“Sport, cultura e letteratura” Città di Piancastagnaio “La Castagna”,

Il Prof Enrico Castellacci , Presidente della Libera Associazione Italiana Medici del Calcio è stato tra i premiati della seconda edizione del Premio Internazionale .“Sport, cultura e letteratura” Città di Piancastagnaio “La Castagna”,
Tra i premiati : Giancarlo Abete, ex presidente Figc e oggi numero uno della LND, il mister Leonardo Semplici, il direttore generale della Spal Andrea Gazzoli, l’ex calciatore Giovanni Galli, lo scrittore Carlo Rosati, l’ex medico della Nazionale Enrico Castellacci, il procuratore sportivo ucraino Alex Velykykn, l’allenatrice ed ex bomber Patrizia Panico, la scrittrice Valeria Ancione, Franco Morabito giornalista e presidente Ussi Toscana . Francesco Traversi direttore di orchestra, Eleonora Landi campionessa italiana di danza sportiva 2022. Contestualmente riceveranno il premio “Una castagna per la pace” la Federazione Italiana Giuoco Calcio – Lega Nazionale Dilettanti, Ukrainian Association of football, Federazione Sanmarinese gioco Calcio, Centro Sportivo Italiano.