IL CALCIO DI CASTELLACCI

IL CALCIO DI CASTELLACCI
da Sport è Salute del 27 Gennaio 2024 a firma di Fabio Riva
[…] Professor Castellacci , lei è rimasto il campione del mondo dei medici sportivi del calcio Italiano : – “Effettivamente sono rimasto l’unico medico : una volta c’era il professore. Leonardo Vecchiet campione nel 1982. Ho avuto il piacere di lavorare 14 anni in azzurro , ma in generale ho vissuto 30 anni di calcio . Quella del primario , del professore universitario , del ricercatore e quella del medico nel campo dello sport. Ho seguito la Lucchese in Serie C e in Serie B, poi l’Empoli in Serie A. Dopo la Nazionale sono andato in Cina con Lippi con Cannavaro , con Eriksson” […]

#RoDo

Calcio: firmato il protocollo d’intesa tra Aic e LAMICA

Firmato Roma, nella sede dell’Associazione Italiana Calciatori, il protocollo d’intesa tra AIC e Lamica (Libera Associazione Medici Italiani del Calcio) dai rispettivi Presidenti Umberto Calcagno ed Enrico Castellacci.
L’accordo di validità quadriennale, sancisce l’ottimo rapporto di collaborazione da tempo instaurato tra le due Associazioni e ha lo scopo di creare le migliori condizioni per i/le Calciatori/Calciatrici e i Medici nell’effettuazione di visite ed accertamenti ritenuti indispensabili per la salute dei/degli atleti/e, implementando quanto previsto per Legge o per disposizioni federali.
Nello specifico verranno messe in atto iniziative comuni intese a garantire il rispetto del principio fondamentale della tutela della salute e sicurezza del lavoro sportivo, e verranno organizzati incontri e approfondimenti su tematiche di carattere sanitario e tecnico.
Le due associazioni lavoreranno congiuntamente affinché i medici responsabili sanitari siano tutelati nello svolgimento del loro lavoro da un Accordo Collettivo con le Leghe professionistiche.
“Le nostre Associazioni hanno da sempre obbiettivi comuni nell’interesse del sistema – ha dichiarato il presidente Aic Calcagno – continueremo a lavorare insieme per tutelare il prezioso lavoro dei medici sportivi e la salute dei calciatori e delle calciatrici”.
“Sono particolarmente felice di questo protocollo d’intesa” – ha aggiunto il Presidente LAMICA Castellacci – “e di questo ringrazio di cuore il presidente Calcagno, che avvicina ancora di più giocatori e medici impegnati più che mai a ricercare quello che dovrebbe essere il principio fondante nello sport: la tutela della salute dell’atleta.
Collaboreremo insieme altresì per sensibilizzare, per quanto possibile, tutti gli organi competenti nazionali ed internazionali per porre un freno a questo aumento indiscriminato di partite che senza alcun dubbio potrebbe nuocere alla salute degli stessi giocatori”.
FONTE : ANSA

Doping nel calcio, parla Castellacci

Doping nel calcio, parla Castellacci: «In passato medici sportivi erano amici dei presidenti. Urgono ricerche sui troppi casi di Sla» – L’INTERVISTA
Dopo le denunce e i timori di ex calciatori sulle sostanze assunte negli anni ’80 e ’90 parla a Open il presidente dell’Associazione Italiana Medici del Libera Associazione Medici Italiani del Calcio
Malattia e farmaci somministrati. Un’associazione semplice che nella maggior parte dei casi rimanda all’intervento sicuro ed efficace della medicina sul corpo umano, in tutte quelle difficili situazioni in cui parti importanti del nostro organismo smettono di funzionare come dovrebbero, e i traguardi della scienza si rivelano spesso possibilità salvifiche. Ma è nel mondo dello sport agonistico, e in particolare quello del calcio, che l’equazione potrebbe essersi ribaltata, partendo dalla routine di un consumo spesso eccessivo di farmaci e trovando nei casi peggiori la deriva di patologie potenzialmente letali. È questa la questione che sempre più ex atleti continuano a porsi, tornando con la memoria dentro gli spogliatoi delle squadre prestigiose in cui hanno giocato, dove un uso massiccio e incontrollato di farmaci (legali) «per per formare meglio» era all’ordine del giorno. Non è passato molto tempo prima che quegli stessi medicinali venissero inseriti nell’elenco proibito delle sostanze dopanti. Anni ancora dopo, gli ex atleti che oggi nutrono non pochi dubbi e timori, hanno visto colleghi e amici andarsene, dopo periodi di grande sofferenza passati a voler guarire da tumori e malattie neurodegenerative. Dopo la testimonianza rilasciata a Open dell’ex portiere di serie A Lamberto Boranga, è uno dei medici sportivi più prestigiosi del calcio italiano a parlare della questione. Enrico Castellacci, specializzato in Medicina dello Sport e in Ortopedia e Traumatologia, presidente dell’Associazione Italiana Medici del Calcio, docente presso l’Università Foro Italico di Roma, è stato medico sportivo della Lucchese, dell’Empoli e ancora della Juventus, nonché parte della spedizione della Nazionale di Marcello Lippi, in un 2006 che consacrò gli azzurri campioni del mondo.
Dottor Castellacci, le morti di Gianluca Vialli e di Siniša Mihajlović hanno riaperto una ferita profonda nel calcio degli anni passati che ancora non trova risposte. Da medico che idea si è fatto?
«Partiamo dal presupposto che questo è un momento emozionalmente molto forte. La perdita di due personaggi così amati ha inevitabilmente colpito. Questo crea una suggestione non indifferente sul possibile collegamento tra le morti a cui assistiamo e l’utilizzo di farmaci di cui gli ex atleti hanno memoria. Le preoccupazioni in questo senso ci sono da sempre e ciclicamente vengono riproposte: quello che è necessario fare ora è uscire dalla bolla emozionale in cui tutti siamo sprofondati per renderci conto di un fatto oggettivo: non esistono ad oggi prove scientifiche che confermino un reale collegamento tra i farmaci di cui parlano gli atleti e i tumori. Questo dobbiamo ribadirlo per onestà intellettuale. È altrettanto chiaro che l’abuso di qualsiasi farmaco è sempre un grosso rischio in sé e questo non sarebbe giusto sottovalutarlo».
A proposito di abuso, Boranga e gli altri hanno raccontato di un sovradosaggio molto frequente a cui si usava ricorrere per avere maggiore resistenza e concentrazione. Che medicina sportiva era quella degli anni ’80 e ’90?
«Una medicina dello sport molto diversa da quella di adesso, mi permetta di dire anche a livello culturale. La classe medica è totalmente cambiata. Prima i medici delle squadre erano certamente di professione ma spesso erano anche amici di presidenti e frutto di conoscenze varie. Oggi i medici scelti devono necessariamente avere la specializzazione in medicina dello sport, vengono presi con criteri di scientificità e professionalità intensi».
La scelta di medici “amici” poteva aiutare a raggiungere certi obiettivi di performance da parte delle società con la mancanza del controllo di cui molti ex atleti oggi parlano?
«Quello che voglio ricordare è che si sta parlando di farmaci che all’epoca erano assolutamente legali. E che solo dopo sono entrati nella lista delle sostanze dopanti. Un medico che a quel tempo prescriveva farmaci lo faceva nel pieno della legittimità della sua azione terapeutica. Dopodiché è anche chiaro che un altro elemento molto presente nell’ambiente calcistico di quei tempi era la pressione. Un pressing psicologico che le società esercitavano sulla squadra e sul medico, chiamato a far giocare il più possibile il calciatore».
Da qui l’abitudine delle società di chiedere “aiutini” ai medici per «calciatori un po’ spenti» di cui parla lo stesso Boranga?
«Sì ma stiamo parlando di tutti elementi che, seppur parti importanti di una realtà, non avrebbero giustificato l’abuso farmacologico. Da presidente dei medici del calcio mi sento di dire che i medici che prescrivevano questi farmaci lo facevano con la ferma coscienza di non poter creare delle problematiche».
Ma allora di chi è la reale responsabilità sul sistema dei sovradosaggi? Nei racconti degli ex calciatori anche il mea culpa per aver preso spesso di loro spontanea volontà una quantità di farmaci non corrispondente a quello prescritta
«Non credo sia possibile fare una classifica. Dagli atleti ci può essere stata l’intenzione di esasperare la terapia medica per il desiderio di rientrare subito in campo o per essere più performanti. La loro attenzione e conoscenza su ciò che prendevano era molto bassa. Resta il fatto però che se un medico è convinto che il farmaco in over dose faccia male deve controllare e impedire. Il giocatore, molto probabilmente senza informarsi, chiedeva lui stesso di prenderne di più, come è stato raccontato. Dopodiché non dimentichiamoci che ogni atleta è sotto il controllo medico. Se le colpe ci sono, sono dell’intero sistema. Anche qui non posso non ricordare che attualmente porteremmo a processo un meccanismo la cui pericolosità non è scientificamente provata».
Tra i nomi di farmaci più citati c’è quello del Micoren. Che idea si è fatto sul possibile collegamento con i tumori?
«La questione del Micoren ha sempre fatto impressione: non è facile venire a sapere che uno dei farmaci che hai usato di più da quel momento è considerato sostanza dopante. Da medico posso dire che ho forti dubbi sul fatto che dosi relative di Micoren possano aver avuto un reale effetto nocivo. Il sovradosaggio è un altro discorso e non si può escludere che ci sia stato. Ma soprattutto sul collegamento con i tumori io andrei molto cauto. Rispetto alla Sla, per esempio, c’è molta meno evidenza sul piano oncologico. Questo però non vuol dire che la riflessione non debba essere fatta. Ho apprezzato quello che hanno detto Boranga, Tardelli e gli altri. Hanno posto delle riflessioni essenziali a livello medico: la ricerca oggi ha il dovere di approfondire».
Se arrivassero domani dei fondi per la ricerca sul collegamento tra doping e malattie nel calcio, cosa sarebbe più urgente verificare?
«Sul piano delle priorità direi senza dubbio la questione Sla. Con una percentuale di incidenza molto più allarmante tra gli atleti rispetto ai tumori, che invece non presentano nei giocatori una percentuale di presenza maggiore. Per la Sla sì ed è dimostrato. La riflessione urgente quindi dovrebbe essere fatta sulla frequenza molto più alta di questa malattia neurodegenerativa tra gli ex calciatori. Un’esigenza che riporta alla mente anche quello che è valso per il football americano e i traumi cranici: gli studi hanno provato che continue commozioni cerebrali potevano portare a un’alterazione neurodegenerativa. Dobbiamo anche noi andare in questa direzione e approfondire come non è ancora stato mai fatto».
Sulla Sla l’abuso di antinfiammatori sembra essere una delle ipotesi di collegamento più accreditate.
«È una possibilità. Ma l’abuso di antinfiammatori fa male a qualunque persona, qualsiasi professione faccia. È ancora troppo poco quello che sappiamo. Credo si abbia il dovere di andare avanti».
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Versioni aggiornate dei protocolli Covid per professionisti e dilettanti: modifiche per svolgimento operazioni e produzione tv

La FIGC ha pubblicato le versioni aggiornate dei protocolli Covid. Le modifiche rispetto alla precedente versione riguardano esclusivamente le sezioni inerenti ai requisiti per lo svolgimento delle operazioni (training/match operations) e quelli per la produzione televisiva.

LINK PROTOCOLLO COVID VALIDO PER I PROFESSIONISTI

https://www.figc.it/media/186702/protocollo-figc-2022_2023_profm_afem_prim1e2_versione-2.pdf

LINK PROTOCOLLO COVID VALIDO PER IDILETTANTI

https://www.figc.it/media/186703/protocollo-figc-2022_2023_dilettanti_versione-2.pdf

 

FONTE : FIGC

#RoDo

 

ASSEMBLEA ORDINARIA L.A.M.I.CA.

E’ stata convocata l’ Assemblea Ordinaria della Libera Associazione Medici Italiani del CALCIO per il giorno sabato 19 novembre 2022 alle ore 12:00 in prima convocazione e alle ore 13:00 i n se­conda convocazione, con il seguente ordine del giorno :
1. Relazione del Presidente
2. Modifiche Statutarie
3. Congresso Nazionale 2023
 
L’assemblea, riservata ai Componenti del Consiglio Direttivo, del Comitato Scientifico, Revisori dei Conti e Soci della L.A.M.I.CA. sì terra presso HOTEL NH ROMA VILLA CARPEGNA Via Pio IV.6 00165 Roma Tel. 06 39373 1
 
 
 Per qualsiasi esigenza  contattare la Segreteria Organizzativa ANNAMARIA MURRO – annamaria.murro@dynamicom-education.it  o Il segretario LAMICA Tamburrino P. lellotamb@tiscali.it
( nelle foto : il Presidente della LAMICA , Prof. Enrico Castellacci e il Segretario LAMICA Dr. Pasquale Tamburrino )

Enrico Castellacci: «Un Mondiale, sei mister e le mie due vite fra calcio e medicina»

L’ex medico della Nazionale si racconta: «Ho cominciato con la Lucchese e l’ospedale Campo di Marte, sono arrivato fino in Cina. Lippi? A Mancini auguro il Mondiale»

 

Chirurgo ortopedico, primario ospedaliero, docente universitario, ricercatore, esperto in medicina rigenerativa e cellule staminali, ma anche – e forse soprattutto, perlomeno per il grande pubblico e gli appassionati di sport – responsabile medico per 14 anni, dal 2004 al 2018, della Nazionale italiana di calcio. Quasi un’era geologica, in un’epoca “mordi e fuggi”, impreziosita dalla indimenticabile conquista del Mondiale 2006 in Germania nello staff voluto da Marcello Lippi. Tutto questo – e molto altro ancora – è Enrico Castellacci, 71 anni, nativo di Portoferraio all’Isola d’Elba, ma da tempo lucchese di adozione.

Uno stimato professionista, con oltre 300 pubblicazioni scientifiche alle spalle, ma la prima immagine di lei che tutti ricordiamo è quella sul prato di Berlino accanto a Lippi e in mezzo ai giocatori, abbracciato alla Coppa del Mondo, il 9 luglio di quasi 16 anni fa. Cosa le resta oggi di quella esperienza?

«Il mondo del calcio ti porta a instaurare rapporti molto stretti con le persone con cui vivi e lavori ogni giorno. Crea tantissime emozioni ed è forse questa la principale ragione che lo rende lo sport più amato. Il Mondiale in Germania è stato l’apice della mia carriera, non solo dal punto di vista dei risultati, ma anche di quello delle sensazioni interiori. Vincere un torneo del genere è una fortuna che capita a pochi e quasi sempre, anche per loro, una volta al massimo nella vita. Ripensarci ancora adesso mi dà i brividi. Poi negli anni successivi sono arrivate anche delusioni ed eliminazioni cocenti, ma quanto successo in Germania è incancellabile. Auguro a Roberto Mancini e ai suoi ragazzi di provare quell’esperienza unica: hanno già fatto qualcosa di straordinario vincendo l’Europeo dello scorso anno. Ma il Mondiale è un’altra cosa».

Proprio in questi giorni gli Azzurri si giocano la qualificazione a Qatar 2022: come vede questi play off?

«Gli spareggi, come purtroppo sappiamo bene (nel 2017 l’Italia fu eliminata dalla Svezia mancando la qualificazione a Russia 2018, ndr), sono sempre preceduti e accompagnati da grandi punti interrogativi. Se andiamo ad analizzare in modo lucido l’aspetto tecnico, però, siamo una ottima squadra: vediamo e incrociamo le dita. Col Portogallo, se così sarà, possiamo e dobbiamo vincere. Sono sereno: sicuro no, ma sereno sì».

Nei 14 anni trascorsi come responsabile medico della Nazionale lei ha lavorato con ben 6 diversi commissari tecnici: ce li descrive in “pillole”?

«Marcello Lippi, il numero 1 in assoluto, bellissimo vederlo allenare, un maestro. Le motivazioni che riusciva a dare erano uniche. Ancora oggi è un amico fraterno. Roberto Donadoni, molto più schivo e riservato: una persona tranquilla e un gran signore. Cesare Prandelli, anche lui un caro amico, un galantuomo che in campo sapeva però trasmettere carattere. Il suo secondo posto all’Europeo 2012 non è mai stato valorizzato abbastanza. Antonio Conte, lo conosciamo tutti: un professionista incredibile, che sa sempre ottenere il 110 per cento dai suoi giocatori. Ricordo le sue lacrime di commozione quando decise di lasciare e andare al Chelsea. Giampiero Ventura, una persona per bene che è stato massacrato dall’opinione pubblica, ma che nel girone di qualificazione non aveva fatto male, perdendo una sola partita e contro una grande squadra come la Spagna. Mi dispiace tanto per il trattamento che ha dovuto subire. Infine Gigi Di Biagio, bravissimo ragazzo e molto preparato: con le sue due partite ho chiuso con la Nazionale, con un pareggio a Wembley nel 2018 che ha poi aperto, si pensi a volte ai casi della vita, un ciclo culminato nella vittoria degli Europei, proprio a Wembley».

Facciamo un passo indietro: come e quando inizia la sua avventura nel mondo del calcio?

«Bisogna tornare al 1989, oltre 30 anni fa: ero vice primario di ortopedia all’ospedale di Lucca, quando fui chiamato dalla Lucchese del presidente Egiziano Maestrelli, con Pino Vitale direttore sportivo e Corrado Orrico allenatore. Una squadra che all’epoca era un modello, per l’organizzazione societaria e il gioco espresso in campo. Con loro ho vissuto 9 anni bellissimi, con la promozione in Serie B e poi tanti campionati esaltanti che mi hanno permesso di conoscere Marcello Lippi e lavorare con grandi allenatori come Eugenio Fascetti, Bruno Bolchi e altri ancora. Poi il passaggio all’Empoli, voluto da Vitale che nel frattempo aveva cambiato società: un’esperienza che mi ha consentito di arrivare in Serie A prima della chiamata della Nazionale».

Dalla Serie C al Mondiale, fino all’avventura in Cina: si può dire che ne abbia viste di tutti i colori?

«Esatto. Credo accada raramente di vivere così tante esperienze, al tempo stesso esaltanti e completamente diverse fra loro. Ho girato quasi tutti i Paesi del mondo, ho vinto campionati e coppe cinesi e la Champions League asiatica. Sì, ne ho viste di tutti i colori (ride, ndr)».

E poi c’è il Castellacci meno “nazional popolare”: chirurgo, primario, docente e ricercatore. Come ha fatto a coniugare tutto questo?

«Di sicuro non è stato semplice dividersi fra così tanti impegni, così importanti e al tempo stesso diversificati. Quando andai via dalla Lucchese avevo deciso di accettare solo proposte di squadre toscane, proprio per far convivere l’attività calcistica con quella ospedaliera e universitaria. Ecco perché poi scelsi Empoli. Nel tempo poi gli spazi si sono dilatati, ma sia pure con fatica credo di esser riuscito a far quadrare le cose in questi 30 anni. Quando ero un giovane assistente universitario, fui mandato per un certo periodo a Lione a lavorare nell’equipe di un luminare dell’epoca nonché medico della Nazionale di calcio francese. Lo guardavo quasi estasiato quando operava: chi l’avrebbe mai pensato che un giorno mi sarei ritrovato a vivere esperienze simili».

Veniamo ai giorni nostri: come vive la guerra in atto in Ucraina?

«Parlo da essere umano e non da medico o uomo di sport, perché questa è una tragedia di fronte alla quale siamo tutti uguali. Sembra impossibile, con il bagaglio di esperienza, progresso e conoscenza che l’uomo ha maturato nel corso dei secoli che nella nostra epoca si possa anche solo pensare ancora a un conflitto bellico. Eppure, eccoci qua. Le scene di distruzione e morte che ogni giorno ci arrivano dall’Ucraina, a così breve distanza da noi, e che coinvolgono bambini, donne, ragazzi giovani e persone anziane, sono inconcepibili e inaccettabili. E provocano un dolore senza fine».

intervista a cura di  di Simone Dinelli   .

fonte : il corrierefiorentino.corriere.it  23.marzo 2022

Procedure per l’iscrizione nei ruoli del Settore Tecnico . Inserimento nei ruoli tecnici del Settore Tecnico della F.I.G.C. come “Medico”

L’inserimento nell’Albo e nei Ruoli del Settore Tecnico della F.I.G.C. come “MEDICO”, si ottiene presentando la seguente documentazione:

  1. Domanda d’iscrizione nei ruoli del Settore Tecnico con autocertificazione dei dati anagrafici e dei carichi pendenti (*)
  2. Certificato d’iscrizione all’Ordine dei Medici (in data non antecedente ai tre mesi)
  3. Certificato di specializzazione in MEDICINA DELLO SPORT (**)
  4. Una foto formato tessera
  5. Fotocopia documento d’identità
  6. Fotocopia del codice fiscale
  7. VERSAMENTO di € 56,00 (cinquantasei/00) da effettuarsi sul c/c postale n. 389502 intestato a “Settore Tecnico della F.I.G.C. – Via G. D’Annunzio, 138 – 50135 FIRENZE”

(*) Modulo in allegato

(**) Solo nel caso di tesseramento in qualità di Responsabile Sanitario o Medico addetto alla 1a squadra di Società Professionistiche

MODULO PER INSERIMENTO NELL’ALBO E NEI RUOLI DEL SETTORE TECNICO DELLA FIGC CON QUALIFICA DI “MEDICO”    . Link  :  inserimento-nei-ruoli-come-medico.pdf (figc.it)

UEFA – Guida ai Requisiti medici minimi (Italia) – STAGIONE 2019/2020

 La UEFA desidera  che chi ospiti un incontro UEFA fornisca sia ai giocatori sia agli ufficiali di gara e al
personale tecnico l’equipaggiamento e le strutture sanitarie necessarie per intervenire in caso di incidenti
che possano mettere in pericolo la vita o causare lesioni permanenti.
Come parte di questo impegno continuo volto a proteggere la salute di tutti coloro che sono coinvolti
negli incontri UEFA, la Commissione Medica UEFA ha stabilito i Requisiti medici minimi per le partite e i tornei, che sono stati approvati dal Comitato Esecutivo UEFA. Questi requisiti sono entrati in vigore all’inizio
dalla stagione 2012/13 e sono stati ideati per garantire un livello di servizio minimo in tutte le competizioni
UEFA.

link di approfondimento : https://www.uefa.com/MultimediaFiles/Download/uefaorg/Medical/02/61/67/22/2616722_DOWNLOAD.pdf

Return to play, l’aggiornamento della circolare del Ministero della Salute

 s
In data 18 gennaio 2022 il Ministero della Salute ha diramato la circolare inerente l’“aggiornamento della Circolare della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute prot. n. 1269 del 13 gennaio 2021 recante Idoneità all’attività sportiva agonistica in atleti non professionistici Covid-19 positivi guariti e in atleti con sintomi suggestivi per Covid-19 in assenza di diagnosi da SARS-CoV-2 (Return to play).                                                             Per consultare il documento  clicca qui : https://www.lnd.it/it/comunicati-e-circolari/comunicati-ufficiali/stagione-sportiva-2021-2022/8408-comunicato-ufficiale-n-45-cs-circolare-ministero-della-salute-return-to-play/file
 
fonte : LND.it